The Blair Witch Project: come trasformare 60.000$ in 248 milioni

La leggenda narra che nel bosco di Burkittsville in Maryland ci sia una strega responsabile della sparizione di diversi bambini.

Intorno alla metà degli anni 90, tre studenti decidono per il loro saggio di fine corso di girare un documentario proprio in quel bosco.

Riescono a procurarsi una videocamere e danno inizio alla loro avventura.

Da quel momento, nessuno li avrebbe mai più visti.

Un anno dopo, sepolta tra la terra, viene ritrovata una delle loro telecamere con il filmato in cui sono documentati i loro ultimi giorni prima della loro scomparsa.

I filmati prima censurati dalla polizia locale arrivano dopo qualche anno nelle mani della madre di uno dei 3 ragazzi che decide di rendere pubbliche le circostanze misteriose della scomparsa della figlia e assegna i diritti di realizzazione di un documentario ad una casa cinematografica.

Nel frattempo, grazie all’avvento di Internet, viene resa pubblica l’evoluzione dei fatti.

Vengono caricati su un sito web (blairwitch.com) alcune foto e diversi spezzoni di video estratti dai filmati originali con lo scopo di raccogliere quante più informazioni possibili sui 3 ragazzi.

Vengono distribuiti migliaia di volantini in diverse zone vicine al luogo della scomparsa, ma nessuna notizia.

Il 14 Luglio 1999 esce negli USA “The Blair Witch Project”, il mistero della strega di Blair con il racconto di ciò che era davvero successo in mezzo al bosco.

blair witch project

L’impatto culturale fu enorme.

Più di 248 milioni di dollari incassati al botteghino, decine di migliaia di lettere di condoglianze furono inviate ai genitori dei ragazzi e l’estate successiva centinaia di persone si riversarono a Brickettsville per documentare gli stessi luoghi dove era ambientato il film.

La verità, però, è molto diversa.

Non è mai esistita una strega, i 3 ragazzi erano ancora vivi e i 2 registi avevano creato un fenomeno di marketing che sarebbe passato alla storia.

Eduardo Sanchez e Daniel Myrick (i 2 registi) avevano ingaggiato 3 ragazzi come attori di se stessi.

Ai tempi non c’era internet e fu facile tenere nel mistero il fatto che fossero ancora vivi.

Le riprese furono girate in 8 giorni nel bel mezzo del bosco.

Ai 3 ragazzi fu insegnato come utilizzare una cinepresa e si occuparono loro stessi di filmare tutto.

Gli attori non erano neanche a conoscenza dello script ideato dai registi e si ritrovavano spesso a improvvisare dialoghi e interpretazione.

Il risultato fu una pellicola estremamente realistica, di bassissima qualità che colpì profondamente il pubblico.

Qual è stato il budget di produzione? 60.000$.

Esatto, Eduardo Sanchez e Daniel Myrick sono riusciti a trasformare 60.000$ in 248 milioni.

Come è stato possibile?

Come ha potuto una pellicola amatoriale generare un risultato simile?

Il motivo per cui “The Blair Witch Project” ha avuto così tanto successo si nasconde dietro un principio psicologico introdotto per la prima volta da George Lowenstein chiamato “Curiosity Gap”.

Quando percepiamo una mancanza o una lacuna nella nostra conoscenza proviamo un senso di privazione e siamo naturalmente portati a ricercare l’informazione che manca, in grado di colmare quella lacuna.

I mesi precedenti al lancio del film sono stati incentrati su un unico obiettivo: far nascere domande irrisolte.

Il ritrovamento della telecamera, spezzoni di video, foto di avvistamenti sospetti, la finta censura da parte di polizia e genitori, volantini distribuiti in città vicine…

Ogni nuovo elemento apriva le porte a mille domande a cui nessuno sapeva rispondere.

Il 14 Luglio del 1999 l’unico modo per soddisfare la propria curiosità era andare al cinema a vedere il documentario.

Cosa possono insegnarci i più grandi sceneggiatori di Hollywood

I più grandi sceneggiatori e storyteller giocano in equilibrio lungo la linea che separa ciò che sappiamo, da quello che non sappiamo.

Creano consapevolmente dei gap nella nostra conoscenza che ci spingono a continuare ad ascoltare o leggere.

Lo stesso principio può essere applicato anche al marketing.

I più grandi marketer e influencer hanno lo stesso compito di sceneggiatori e storyteller.

Creano il desiderio.

Come ci riescono?

Il gioco consiste nel mettere in evidenza ciò che le persone non sanno.

Per farlo, condividono informazioni parziali.

In questo modo fanno nascere nuove domande: quando sarà disponibile? quale sarà il prezzo? cosa vuol dire quel simbolo? cosa sarà?

La mancanza di risposte crea un senso di privazione che siamo naturalmente portati a voler risolvere.

A quel punto, resta l’ultimo step.

Trasformare il proprio prodotto o i propri contenuti nell’informazione che manca.

L’ultimo tassello in grado di risolvere il puzzle.

Qualsiasi lancio di un nuovo prodotto e la maggior parte delle strategie di promozione di nuovi contenuti si basano su questo concetto.

Ecco un esempio di questo principio in azione.

È un post che ho condiviso per promuovere un nuovo episodio del mio podcast.

Nel post condivido una riflessione sulla cultura degli scacchi dopo l’uscita della regina di scacchi su Netflix (che tra l’altro ti consiglio di guardare).

Ogni frase apre le porte ad alcuni interrogativi:

Come può una serie tv influenzerà così tanto la nostra cultura?

È qualcosa che succede anche in altri contesti?

Succede anche a me?

Cosa c’entra l’advertising con il cinema e i media?

Come veniamo influenzati?

Queste sono alcune delle domande che potrebbero esserti venute in mente leggendo il post.

E sai qual è l’unico modo per conoscere la risposta a tutte queste domande?

Ascoltare il podcast!

Puoi trovarlo qui in caso volessi ascoltarlo: L’advertising crea la nostra cultura

La nostra tendenza è quella di raccontare i fatti, prima però le persone hanno bisogno di rendersi conto di aver bisogno di quei fatti e il modo migliore per farlo è mettere in evidenza delle informazioni che non possiedono per far nascere in loro il desiderio di colmare quella mancanza.

Qual è la soluzione?

Sembra scontato dirlo, ma ti assicuro che non lo è affatto.

Posizionare il tuo prodotto o i tuoi contenuti come la soluzione del “mistero” non basta.

Creare interesse non ha alcun significato se ciò che offri non risponde in maniera esaustiva alle domande che farai nascere nella fase di “promozione”.

In quel caso si tratterebbe di clickbait e il massimo risultato a cui potresti ambire sarebbe il successo di brevissimo termine.

Come scriveva David Ogilvy:

Un grande marketer riuscirà solo a far fallire più velocemente un pessimo prodotto.

Dalla teoria alla pratica

Imparare profondamente significa imparare lentamente. Ciò che rende l’apprendimento efficiente nel lungo termine è ciò che lo rende poco efficiente nel breve termine.

– David Epstein

Questo paragrafo ha il preciso scopo di rallentare il tuo processo di apprendimento per renderlo più solido , flessibile e concreto.

Gli strumenti di cui hai bisogno sono molto semplici: applicazione e pensiero.

Ritagliati del tempo per completare questi esercizi:

  • Pensa al tuo contenuto preferito. Può essere un video, un podcast, una foto.
  • A chi tra i tuoi amici potrebbe interessare secondo te? Pensa a 3 persone.
  • Scrivi un breve messaggio personalizzato ad ogni amico (max 3 righi).
  • Impegnati a creare un curiosity gap rilevante con la persona a cui scrivi il messaggio. Il tuo scopo è dargli un motivo valido per consumare il contenuto che gli stai consigliando.
  • Se ti va, puoi anche condividere il tuo contenuto preferito nei commenti di questo articolo utilizzando la tecnica del curiosity gap per stimolare la curiosità di chi leggerà. Sarò molto felice di darti un feedback personale.
  • Se hai già un pubblico che ti segue, puoi sperimentare questa tecnica la prossima volta che avrai un contenuto da promuovere.

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